Povertà. Patrizia Maestri (PD): “Priorità per il nuovo governo, ripartire dal REI”

Nella legislatura appena conclusa, per la prima volta da molti anni, il tema della povertà è stato affrontato con decisione e determinazione. Era un impegno del Partito Democratico al quale, forse, non siamo stati in grado di dare sufficiente risalto. La situazione sociale, d’altronde, dopo oltre otto anni di recessione economica, è ben più grave di quella pur drammatica che periodicamente rilevano le statistiche ufficiali. L’Italia esce dalla crisi con un’ulteriore polarizzazione della ricchezza: i ricchi sono sempre più ricchi mentre nella povertà è andata via via scivolando una fetta importante della cosiddetta “classe media”. Cresce la povertà perché ancora, nonostante la ripresa, l’aumento dei posti di lavoro non è stato in grado di assorbire le posizioni perse dal 2008 in avanti. L’introduzione del REI – Reddito di inclusione, è stata una novità importante, per la quale in Parlamento, grazie al confronto con le forze sociali, ho e abbiamo fortemente creduto ed investito con uno stanziamento che supera i 2 miliardi di euro. Uno stanziamento “record” mai raggiunto prima se ripensiamo ad esempio al fatto che il centrodestra, al governo, aveva azzerato la gran parte dei fondi destinati alle politiche sociali. La situazione attuale è ancora figlia di quelle scelte scellerate. Le risorse ci sono, quindi, ma il rischio vero è che non siano sufficienti a dare risposte concrete alle tante famiglie che hanno visto in questa misura la possibilità di un aiuto concreto: oltre 75.000 nel solo mese di dicembre 2017.

La legge di bilancio 2018 non ha solo rafforzato le risorse a disposizione ma ha anche aumentato l’indennità prevista che va oggi da un minino di 187,50 euro ad un massimo di 539,82 euro. Il REI è sì un trasferimento monetario, ma anche un progetto personalizzato di inclusione che prevede la presa in carico del beneficiario verso un percorso di vita autonomo e sostenibile. Si tratta di una condizionalità dirimente che sottrae il REI alla logica dell’assistenzialismo fine a se stesso e lo inquadra tra gli strumenti di vera e propria inclusione sociale. Un sentiero nient’affatto semplice come dimostrato dalle scarse adesioni al nuovo “assegno di ricollocazione” al quale ha acceduto appena il 10% dei potenziali aventi diritto. A riprova che solo a partire dal lavoro, stabile e di qualità, è possibile costruire le condizioni per sconfiggere l’emarginazione e la povertà. Per questo è necessario tornare a mettere mano alla disciplina degli ammortizzatori sociali che, negli ultimi anni, sono stati sì estesi anche a fasce di lavoratori prima esclusi ma con importi e durate non sufficienti ad accompagnare le persone, soprattutto quelle meno giovani, nella ricerca di un nuovo impiego. Nulla a che vedere con il fantomatico “reddito di cittadinanza”, scomparso dalle parole d’ordine dei proponenti appena terminata la campagna elettorale. L’iniziativa del Comune capoluogo e di altri Comuni si colloca, anche per le risorse messe a disposizione, per la gran parte rinvenienti da fondi nazionali o regionali, in questo sentiero ed è quindi positiva, anche se l’investimento messo in campo dal Comune di Parma con risorse proprie è tutto sommato contenuto e ripete, per lo più, risorse già stanziati per altri interventi sociali e assistenziali. La povertà è un’emergenza straordinaria per la quale si poteva (e forse doveva) fare di più. Quella infatti da evitare è la parcellizzazione degli interventi, la sovrapposizione delle iniziative o la messa in campo di proposte di maquillage stilistico di iniziative già previste e finanziate. La passata legislatura ha posto le basi per una pluralità di strumenti che ora devono essere messi nelle condizioni di funzionare e produrre i risultati attesi. Per il nuovo Governo dovrà essere una priorità.

 

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