Jobs act. Maestri (PD): “Grazie al lavoro parlamentare ottenute importanti modifiche”

10616062_868245843207822_3736011277967615673_nMartedì pomeriggio la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura e con alcune importanti modifiche il testo della delega al Governo in materia di lavoro (cosiddetto jobs act). Ora il provvedimento passerà al Senato per l’approvazione definitiva. Sulla delega si è – a torto o ragione – concentrato il dibattito politico delle ultime settimane, caricato, a mio avviso, di toni eccessivamente aspri e polemici, soprattutto da parte di chi ha maggiori responsabilità, che non hanno consentito ai più di avere coscienza dei miglioramenti che il provvedimento contiene, pur nei confini di una delega al Governo condivisa solo in parte.

Certo, rimangono alcuni aspetti più critici su cui pure un lavoro di approfondimento, confronto e mediazione, condotto prima al Senato e poi alla Camera in particolare dal Presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, ha consentito di apportare modifiche non trascurabili rispetto all’impostazione iniziale del Governo.

Nelle ultime settimane ho svolto, a Parma, molti incontri con i Circoli del PD, con iscritti, elettori, con le organizzazioni sindacali territoriali. Ho raccolto utili proposte e suggerimenti, alcune delle quali sono state trasformate in emendamenti o ordini del giorno. Tra questi ultimi, ad esempio, il Governo ha accolto un mio ordine del giorno per una riforma della legge 68/99 sul collocamento dei lavoratori con disabilità. Un impegno che avevo assunto anche in campagna elettorale e che sono felice di aver tradotto in atto parlamentare.

Avevamo chiesto al Governo di non porre la questione di fiducia per consentire al lavoro parlamentare di correggere e migliorare il provvedimento: così è stato. In Commissione Lavoro abbiamo operato in modo unitario per rafforzare il testo e i risultati ottenuti sono importanti. Irrobustiscono il jobs act nei punti di forza e cancellano o riducono talune criticità. Disboscamento delle tipologie contrattuali; rafforzamento del contratto a tempo indeterminato anche grazie agli incentivi fiscali previsti nella Legge di Stabilità; maggiori garanzie per i lavoratori in caso di demansionamento; controlli a distanza solo sugli impianti e nel rispetto della privacy delle persone; mantenimento del reintegro per i licenziamenti discriminatori e disciplinari illegittimi; maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali; ripristino della cassa integrazione per i lavoratori delle aziende che chiudono ma che possono essere rilanciate; rafforzamento delle politiche attive del lavoro; conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; contrasto alle dimissioni in bianco. Sono questi alcuni risultati importanti e concreti ottenuti grazie al nostro lavoro parlamentare.

Sono state per me settimane faticose, stretta tra l’insofferenza verso un provvedimento in cui non mi riconosco pienamente, i toni eccessivi del Governo nello scontro con le parti sociali e le osservazioni critiche che ho raccolto anche da amici e compagni che mi hanno sostenuto in campagna elettorale e che forse, nel mio voto favorevole alla delega, hanno letto un tradimento. Li rassicuro: non ho rinunciato ai miei valori e alle battaglie condotte nei molti anni di militanza e impegno attivo nel sindacato. Ma, pur senza nessuna polemica verso chi, nel voto finale, ha compiuto una scelta diversa, ho ritenuto che abbandonare l’Aula avrebbe significato non solo misconoscere i risultati importanti che pure abbiamo ottenuto, ma far mancare il numero legale e impedire l’approvazione del provvedimento, avrebbe costretto il Governo a trarne immediatamente le dovute conseguenze. Sono convinta che non sia questo quello che serve al Paese e non sia in questo modo che le cose possano migliorare.

Ora l’impegno che abbiamo messo nel lavoro parlamentare si trasferisce, in una dialettica con il Governo, nella scrittura rapida dei decreti delegati che dovranno dare concreta attuazione ai principi contenuti nella delega. Come gruppo PD in Commissione Lavoro abbiamo già incontrato il Ministro Poletti con l’intenzione di mantenere un confronto serrato. Abbiamo anzitutto ribadito che lo stanziamento per gli ammortizzatori sociali in Legge di Stabilità non è ancora sufficiente e occorre uno sforzo aggiuntivo di 400 milioni. Spero che da parte del Governo ci sarà questa disponibilità anche per riallacciare un dialogo e un confronto, sempre utile e mai scontato, non sono con il Parlamento ma anche con le forze sociali e del lavoro per raccogliere il loro importante contributo al rilancio del nostro Paese.

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