Intervento di Patrizia Maestri sulla Giornata Internazionale delle persone con disabilità

La Giornata Internazionale delle persone con disabilità, l’ultima della legislatura, celebrata anche a Parma grazie all’iniziativa di ANMIC e del suo presidente Alberto Mutti, ha offerto l’opportunità di tracciare un bilancio del lavoro svolto dal Parlamento e dal Governo in questi anni e per delineare le priorità sulle quali sarà necessario continuare ad investire, con la determinazione che da sempre contraddistinguono le persone e le associazioni impegnate in prima linea sui temi della disabilità, per assicurare la piena esigibilità di quei diritti inalienabili che, benché sanciti dalla Costituzione, ancora non trovando piena applicazione.

Irrinunciabile, se vogliamo assicurare ai disabili una piena, autonoma e dignitosa integrazione sociale, è il diritto al lavoro.

La legge 68/1999 sul collocamento mirato delle persone con disabilità ha rappresentato, all’atto della sua promulgazione, un traguardo d’avanguardia che oggi, tuttavia, abbisogna di un intervento manutentivo importante per assicurarne l’efficace funzionamento in un contesto sociale e occupazionale radicalmente modificato. La riforma del mercato del lavoro varata nel 2015, anche grazie alla sollecitazione di noi parlamentari della Commissione Lavoro, ha previsto l’emanazione di uno specifico decreto attuativo per la definizione delle linee guida in materia di collocamento mirato con lo scopo di realizzare una rete integrata di servizi sociali, sanitari, educativi e formativi per favorire, anche per il tramite di accordi territoriali con le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro, l’inserimento nel mercato del lavoro delle persone con disabilità e definire criteri di predisposizione di progetti specifici di inclusione lavorativa. Il decreto, nonostante le nostre continue sollecitazioni, non è stato ancora emanato anche se questo ritardo è stato parzialmente compensato dalla recente adozione (Consiglio dei Ministri del 2 ottobre) del “Programma biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”. Un’occasione non pienamente colta, dunque, che lascia inattuata una riforma che invece avrebbe dovuto avere i caratteri di strategicità e urgenza.

Nonostante questo ritardo, non sono poche le novità positive che potranno dare risposta positiva agli oltre 500mila disabili in attesa di vedersi riconosciuto concretamente il diritto al lavoro. Gli incentivi: dal 1 gennaio 2016 per i datori di lavoro privati che assumono disabili è previsto un incentivo economico sulla retribuzione mensile di durata (da 12 a 60 mesi) e di importo variabile (dal 35 al 79%) in funzione della tipologia del contratto e del grado di riduzione di capacità lavorativa; le sanzioni: per scoraggiare le aziende a non rispettare l’obbligo di assunzione di un disabile, la sanzione relativa alla “scopertura” è stata più che raddoppiata, da 62,77 a 153,20 euro per ogni giorno lavorativo di carenza. I proventi sono stati destinati a progetti di collocamento mirato che devono vedere i servizi per l’impiego, a partire dai SILD, protagonisti. Purtroppo, in realtà, anche a seguito della “riforma” delle Provincie abbiamo assistito ad un progressivo impoverimento di questi servizi, chiamati invece ad assolvere una funzione essenziale e costituzionalmente garantita con risorse insufficienti nonostante la straordinaria qualità del personale impiegato.

Disabilità vuol dire anche confrontarsi quotidianamente con ostacoli fisici che si frappongono allo svolgimento di una vita “normale”. Per questo ritengo estremamente qualificante e positivo che finalmente il Governo abbia raccolto l’invito, di cui anche io mi sono fatta più volte promotrice, di rifinanziare in Legge di Bilancio, con 60mln di euro per ciascuno dei prossimi tre anni (2018/19/20), il fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati, che da ormai 10 anni era a “secco”. Finalmente lo Stato tornerà a fare la sua parte, affiancandosi alle regioni virtuose, come l’Emilia-Romagna, che in questi anni hanno garantito con risorse proprie un sostegno alle famiglie chiamate a fronteggiare le ingenti spese che questi interventi, sempre più essenziali, richiedono.

Infine, un auspicio: da 4 anni, in occasione della sessione di bilancio, presento alla Camera un emendamento per l’adeguamento delle pensioni di invalidità civile. Così farò anche quest’anno con la speranza di incontrare una condivisa sensibilità anche nei colleghi e nel Governo. Sarebbe un piccolo ma concreto segnale di attenzione e di condivisione verso quei disabili che da troppi anni attendono risposte che faticano ad arrivare.

 In questa legislatura sono stati affrontati tanti problemi ma sono consapevole che sarebbe stato necessario fare di più, e di più si dovrà fare nella prossima legislatura a partire dall’adozione di quelle linee guida che sono il prerequisito necessario all’aggiornamento della legge 68.

 Patrizia Maestri, deputata

Commissione Lavoro pubblico e privato

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